2010 - 09 SoftwareSirio - Settembre
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La crescita delle vendite dei server conferma che gli investimenti aziendali permangono sostenuti
Se le aziende crescono, i limiti architetturali dei PC aprono le porte all'ambiente “Power System i”
 
 
Se le aziende crescono, i limiti architetturali dei PC aprono le porte all'ambiente “Power System i”
Fino a che punto le architetture dei server Windows sono in grado di risolvere pienamente le esigenze di un'azienda in rapida crescita?

Contribuirà certamente a rinfocolare questo annoso dibattito, un interessante caso di studio (che IBM ha subito descritto sul suo sito) che si riferisce ad una azienda mineraria che ha dovuto “soffrire” pesantemente per una deludente installazione in ambiente server Windows della suite applicativa JD Edwards Enterprise One (per cui si verificavano chiamate degli utenti anche al ritmo di 60 problemi al giorno).

Questa situazione ha trovato una soluzione solo quando è arrivato un nuovo CIO il quale, dopo aver verificato che il problema nasceva dalle carenze architetturale del sottostante hardware, ha portato la società a migrare su un server IBM Power 570 “i”.

Il nuovo CIO ha documentato con strumenti opportuni le instabilità della suite di JDE attribuendole all'ambiente Windows Server (con SQL Server) che utilizzava server Dell con processori Intel. Non esisteva, tra l’altro, nel sistema un'infrastruttura di storage centralizzata.

Cosa più importante, il CIO ha documentato come una soluzione IBM “i” non solo si sarebbe dimostrata più abbordabile come costi, ma anche più scalabile ed avrebbe fornito all'azienda delle partizioni sulle quali eseguire eventuali altri carichi di lavoro sotto AIX.

L'azienda in questione è la North American Construction Group (NACG), con sede in Canada e fornitore leader di servizi nei settori minerario, delle grandi costruzioni, industriale e cantieri. Il CIO che ha guidato la transizione al nuovo sistema è David Booth.

Di seguito citiamo alcuni aspetti che hanno portato alla decisione di cambiare:
  • L'azienda era priva di un ambiente di sviluppo affidabile ed era sempre alle prese con problemi di connettività.
  • Era quasi impossibile un rapido ripristino dell’ambiente di lavoro dopo una caduta di sistema. In pratica, l'azienda necessitava di una completa revisione del proprio IT.
  • Booth afferma inoltre che “non era possibile generare con regolarità dei report sul vecchio hardware, poiché questo job portava frequentemente ad un tale rallentamento delle altre operazioni che gli impiegati finivano col rinunciarvi. Era chiaro che la situazione imponeva un drastico cambiamento nell'infrastruttura IT”.
  • Booth ha identificato che i principali problemi erano dovuti all'instabilità della piattaforma sottostante ed all'assenza di un’infrastruttura di storage centralizzata. Egli sottolinea infine che “i costi operativi stavano aumentando senza produrre i positivi risultati sperati. Era evidente che occorresse un nuovo approccio complessivo.”

Con la supervisione di IBM Global Technology Services, l’azienda ha deciso un progetto di migrazione che prevedeva d’installare, implementare e configurare due server IBM Power 570, con sistema operativo IBM “i” su processori Power6. L'azienda ha inoltre installato due sistemi di storage IBM System Storage DS4700, in seguito aggiornati a DS5300 collegati a due librerie nastro TS3310. I componenti software di supporto consistono di una suite completa di strumenti IBM “i” e DB2 per gli ambienti server, compresi Backup Recovery and Media Services (BRMS) ed i servizi di replica iCluster.

“La soluzione proposta da IBM ci ha fornito molta più flessibilità”, commenta Booth. “Non solo possiamo regolare la capacità in base alla richiesta, ma l'utilizzo di partizioni logiche ci permette di impostare nuovi ambienti che erano semplicemente fuori dalla nostra portata con il vecchio hardware”.

Infine, Booth conclude che in questo modo “gli addetti sono stati liberati dai problemi operativi che erano stati costretti ad affrontare ogni giorno. In particolare, il reparto IT è stato in grado di concentrarsi su un ruolo più produttivo, dedicandosi allo sviluppo di nuove funzionalità ed introducendo nuove applicazioni, piuttosto che perdere il suo tempo sulla manutenzione”.

Fonte: newsletter Duke